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LA BLASONATURA DELLO STEMMA ARALDICO CELESTRI DI SANTA CROCE.

Primieramente per “leggere” la blasonatura dell’Arme dei Santa Croce occorre dire che lo stemma “ grande” dei Celesti Marchesi di Santa Croce, raffigurato nella corte del Palazzo di via Maqueda a Palermo, è uno stemma di “alleanza”, ossia rappresenta con nel “cuore” di esso ovvero su “tutto” lo stemma principale ossia quello dei Celesti che è così blasonato: di azzurro alla mezzaluna alias crescente montante di oro.

Nel 1° quarto dello Stemma di alleanza ovvero di alleanza matrimoniale con le famiglie con essa imparentate, in senso antiorario figura l’arma dei Rau Marchesi della Ferla, così blasonato:d’azzurro alla fenice sorante d’argento sopra la sua immortalità di rosso, guardante il sole d’oro orizzontale a destra.

Segue in successione l’arma dei Pepoli poi Sieripepoli, ossia : scaccato d’argento e di nero di sei file. Successivamente compare l’arma degli Imbarbarì, famiglia allodiale imparentata coi Celestri con matrimonio del ‘ 500, così blasonata: al campo di argento ai gigli d’oro con bordura di rosso alle croci latine.

Di seguito si trova lo stemma degli Arnone già Baroni di Ramata, ondato d’argento e di azzurro.

Compare poi l’arma con l’aquila bicipite dei San Filippo, imparentati con matrimonio del ‘ 600. Segue in successione l’arme dei Principi Pignatelli, stemma parlante così blasonato: di oro alle pignatte di nero disposte 2-1.

Continuando si trova l’arme dei Cifuentes, imparentati con matrimonio del 1596, così blasonata: alla croce latina caricata di torri in campo di rosso. L’ultimo stemma nel quarto superiore destro, è l’arme dei Principi La Grua- Talamanca di Carini, così blasonato: partito al primo spaccato, innestato merlato d’oro e di rosso, attraversato da una gru con la sua vigilanza al naturale; al secondo, alle losanghe d’oro e di azzurro.

E quindi sul “tutto”, nel cuore dello scudo, come sopra detto si trova lo stemma principale ovvero la luna crescente dei Marchesi di Santa Croce di casa Celestri, la cui ultima discendente Donna Marianna nominerà suo erede del Palazzo di via Maqueda e dei suoi averi il parente Romualdo Trigona di Sant’Elia, nella prima metà del’900.



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