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I CELESTRI DI SANTA CROCE

Nel 1130, divenuto re di Sicilia Ruggero II, il territorio di Ragusa, tra le cui pertinenze erano le terre di Rosacambra e il casale Sanctae Crucis, venne compreso tra i beni della Corona. Il nuovo re donò a Silvestro conte di Marsico ... le contee di Ragusa e di Modica. In quest’ultima contea erano compresi i territori di Scicli, Rosacambra e Santa Croce. A sua volta il conte Silvestro, con atto del 1151, assegnò questo territorio al monastero benedettino dei SS. Lorenzo e Filippo di Scicli che dopo la sua chiusura, nel 1392, fu amministrato dal convento di S. Filippo d’Argirò suffraganeo, in Sicilia, della Chiesa di S. Maria la Latina di Gerusalemme.

Era uso che i priori del convento affittassero tali territori alla nobiltà locale che li utilizzava come libero pascolo per le proprie greggi.

Nel 1450 fra’ Jaimo de Paternò, abate del monastero di S. Filippo d’Argirò dal 1446 al 1474, dava in affitto le terre di Rosacambra e il vecchio casale di S. Croce “ad longum tempus” 29 anni) a don Pietro I Celestri, nobile del contado di Modica, castellano della Fortezza di Noto e strategoto[4] di Messina nel 1458. Nel 1470, prima che il contratto scadesse, la concessione in enfiteusi da temporanea fu resa perpetua, con un annuo canone di ‘dieci onze, tre tarì e dodici grani d’oro, venti rotoli di cera grezza, due barili di tonno salato e un pane di zucchero di due rotoli’. Di lì a poco l’enfiteuta Don Pietro iniziò la colonizzazione del territorio, attirando dai comuni viciniori, e piùin particolare da Scicli e Modica, nuovi abitanti, in gran parte umili contadini e artigiani, assicurando loro accettabili condizioni di lavoro e di residenza. Sorsero così le prime casette, stalle e bagli che delimitarono le prime strade a fondo naturale.

A Pietro successe, nel 1494, il figlio Michele che sposò Margherita Pancaldo dei baroni di Foresta, nobile messinese. Segue Pietro II per successione del padre Michele. Ufficiale di Ferdinando il Cattolico 1452-1516) morì in combattimento a Ravenna nel 1512.

Segue Giovanni Battista I, suo figlio che sposò Angelica Di Nicolò. Pietro II, figlio di Giovanni Battista I successe al padre nel 1580 e sposò Francesca Chirco.

Sul finire del XVI sec., nel quadro dello sviluppo della colonizzazione interna finalizzata al rilancio della produzione granaria nell’Isola, ebbe inizio la rinascita della terra di S. Croce. Il figli di Pietro, Giovanni Battista II Celestri e Chirco 1548-1615), nel 1596 ottenne dal Presidente del Regno la licentia habitandi et rehedificandi che venne riconfermata nel 1598 da Filippo III, re di Spagna, Napoli e Sicilia, e resa esecutiva il 29 gennaio 1599.

Nel frattempo con privilegio regio del 2.11.1598 Giovanni Battista, giureconsulto di grande fama, venne infeudato del territorio di Santa Croce e con altro privilegio del 21.3.1600 ricevette il titolo di marchese di S. Croce e ne fu investito il 25.5.1602. Giovanni Battista fu Protonotaro del Regno, una carica di grande prestigio che comportava la registrazione delle investiture e la redazione dei diplomi sovrani, Vicario Generale della Valle di Noto, Reggente di Sicilia nel supremo Consiglio d’Italia e Presidente del Tribunale del Regio Patrimonio.

Fu sposo di Lucrezia Migliaccio figlia di Gerardo barone di Montemaggiore. Per proteggere il territorio e il casale dai corsari, Giambattista ed i suoi successori provvidero a restaurare la torre di Scalambri e a costruire la torre di Mezzo.

Assieme al figlio Pietro III, Giambattista Celestri s’impegnò per lo sviluppo del feudo, nominò il Castellano, il Segreto e il Magistrato, affidò la chiesa ad un beneficiale.

A Giovanni Battista II succedette il figlio Pietro III Celestri e Migliaccio che fu investito del titolo il 23.3.1616, per la morte del padre. Pietro, cavaliere di S. Giacomo, deputato del Regno, Conservatore del Real Patrimonio e pretore di Palermo 1611-1612), sposò nel 1596 Francesca Cifuentes e Imbarbara acquisendo il titolo di barone di Alia nel nome maritale.

Alla morte di Pietro il 19.7.1617 fu investito del titolo il figlio Giovanni Batttista III Celestri e Cifuentes che sposò in prime nozze Angela La Grua di Vincenzo, principe di Carini ed in seconde nozze Margherita Saladino e Paruta figlia di Alfonso barone di Ragali, vedova di Ugone Notarbartolo.

Malgrado gli sforzi dei Celestri lo sviluppo di Santa Croce fu molto lento. La malaria infieriva, la povertàera grande, le incursioni dei pirati non diminuivano, sicchè numerosi coloni, scoraggiati, preferirono ritornare ai luoghi di provenienza. Nel 1636 i santacrocesi erano 438, ma nel 1651 risultarono 399 e nel 1682 appena 150, tutti dediti alla coltivazione dei campi e all’ allevamento del bestiame.

Alla morte del padre Giovanni Battista fu investito del titolo, il 16.9.1666 il figlio Pietro IV Celestri e La Grua che sposò Agata San Filippo figlia di Felice, Duca delle Grotte. Si distinse come Governatore del Monte di Pietà di Palermo

Dopo, il terremoto del 1693, che sconvolse il Val di Noto, e in particolare Modica, Ragusa e Scicli, ma che sfiorò appena Santa Croce, il ritmo di crescita di quel territorio fu più rapido.

Per l’afflusso di numerosi profughi nel borgo, sorsero e si distribuirono a scacchiera nuove case terrane e bagli, intervallati qua e la dalle prime case palazzate; la chiesa madre, ora dedicata alla Esaltazione della Croce, venne aiutata con nuovi benefici e si garantì la festa della patrona S. Rosalia.

Nel 1713 il territorio di Santa Croce contava già 921 anime e 260 case).

A Pietro Celestri e La Grua succedette il figlio, Vitale Celestri e San Filippo, investito del titolo il 20 novembre 1714. Egli sposò Raffaella Buglio e Platamone di Mario, Principe di Lercara. Vitale morì il 28.1.1730 senza lasciare discendenti.

Suo erede fu il fratello Giuseppe Celestri e San Filippo secondogenito di Pietro) che fu investito il 26.1,1731. Egli sposò Rosalia Grimaldi figlia di Giovanni, barone di Randello. Giuseppe morì il 19.3.1756 ma precedentemente aveva rinunciato al titolo in favore del figlio Giovanni Battista IV Celestri e Grimaldi che fu, pertanto, investito il 6.1.1747. Egli sposò Girolama Oneto figlia di Giovanni Stefano, duca di Sperlinga. Fu proprio Giovanni Battista che nel 1756 iniziò la costruzione dello splendido palazzo oggetto di questo libro. Morì, senza lasciare discendenti, il 30.1.1775.

Suo erede fu il fratello Tommaso Celestri e Grimaldi investito del titolo in data 1.8.1775, che a partire dal1758 aveva ricevuto l’incarico di seguire i lavori del palazzo come procuratore del fratello Giovanni Battista trasferitosi a Napoli. Tommaso fu capitano di giustizia in Palermo dal 1780 al 1782 nonché pretore di Palermo dal 1784 al 1785. Sposò il 30.3.1769 Marianna Celestri ed Oneto figlia del fratello. Tommaso morì il 23.11.1797.

Il 22.11.1798 venne investito del titolo il figlio Giovanni Battista V Celestri e Celestri che sposò Eleonora Gravina figlia di Girolamo, principe di Montevago da cui nacquero Giuseppe, morto nel 1821, Emanuela, morta nel 1834, Teresa morta nel 1850 e Marianna.

Nel 1863, Santa Croce, divenuto libero comune nel 1819 si diede la nuova denominazione di Santa Croce Camerina per ricordare la vicinissima Kamarina, colonia siracusana fondata del 598 a.C.

Oggi Santa Croce Camerina conta circa diecimila abitanti ed oltre alle tradizionali attività agricole grazie alla bellezza delle proprie coste, sta sviluppando una forte inclinazione turistica.

Unica erede di tutti i beni rimase Marianna Celestri e Gravina, ultima marchesa di Santa Croce, principessa di Montevago morì nubile il 13 giugno 1866 lasciando suo erede universale, come da testamento del 29.7.1852, il nipote Romualdo Trigona e Gravina, principe di S. Elia. Per questo motivo il palazzo viene oggi detto sia S. Croce che S. Elia seguendo i predicati nobiliari delle due famiglie che l’ebbero in possesso.

Bibliografia

Amico Statella, Vito Maria Catana illustrata, sive sacra, et civilis urbis Catanae historia a prima ejusdem origine in praesens usque deducta ...... Catanae : ex typographia Simonis Trento, 1740-1746

Barone, Francesco

La Sicilia e la provincia di Ragusa. Ragusa, Libreria Paolino, 1991 Quinta edizione)

Miccichè, Giuseppe

Santa Croce Camerina dalle origini ai nostri giorni. Ragusa, Leggio e Diquattro, 1968

Minutolo, Andrea

Memorie del gran priorato di Messina raccolte da fra don Andrea Minutolo dei baroni del casale di Callari, e feudi di Boccarrato, cavaliero Gerosolimitano 1699. Dedicate all'illustrissimo ... fra d. Giouanni di Giouanni de' principi di Tre Castagni, gran priore di Messina, ...

In Messina : nella stamparia camerale di Vincenzo d'Amico, 1699

Pesavento, Andrea

Pellegrini ed eremi nella vallata del Tacina: Il monastero di San Pietro di Nimfi. La Provincia KR, nr. 31, 1997

San Martino De Spuches, Francesco

La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, Palermo, Boccone del Povero 1924-1941. vol. 7 quadri 894 e 895)

Villabianca, Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Della Sicilia nobile ; opera di Francesco M. Emanuele e Gaetani. In Palermo : nella stamperia dei Santi Apostoli per Pietro Bencivenga, 1754-1775 [1] Secondo il Villabianca Sicilia Nobile vol. 2, 1754, pag. 351) il nome di Santa Croce traeva origine da una antica immagine dei SS. Elena e Costantino con la Santa Croce “che delineata vedevasi in una delle muraglie del suo castello”

[2] Figlio del conte Goffredo di Ragusa a sua volta figlio di Ruggero, morto nel 1162

[3] Nell'organizzazione territoriale della Chiesa cattolica, la diocesi suffraganea è una diocesi o, più raramente, un'arcidiocesi) retta da un vescovo suffraganeo e legata ad una sede metropolita, guidata da un arcivescovo.

[4] La carica di strategoto risale all'epoca della dominazione bizantina in Sicilia e aveva carattere prettamente militare. Con la conquista normanna, rimase a capo di Messina la figura dello strategoto, che, insieme alla sua curia, aveva come compito principale quello di far eseguire le leggi ed amministrare la giustizia. Inoltre lo strategoto interveniva nell'elezione degli ufficiali della città giurati, maestri di piazza, consoli del mare ed altri).

[5] Secondo Andrea Minutolo 1699) la famiglia Celestri o Celeste) proveniva dalla Francia e si stabilì in Sicilia ai tempi di Federico II di Aragona 1272-1327) mentre Vito Maria Amico 1744) riferisce di un Pietro Celeste tra i personaggi illustri di Catania che fu “miles” sotto Martino I, il vecchio 1356-1410)

[6] Circa 2.000 euro odierni anche se è difficile dirlo perché beni e servizi disponibili sul mercato sono cambiati di molto nel corso dei secoli per cui l’equivalenza è piuttosto approssimativa

[7] Un rotolo era pari a kg 0,793419



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I SINIBALDI:
RELAZIONE ILLUSTRATIVA CAPECE MINUTOLO DI SICILIA
SCANNAPIECO –ALI’ –CAPECE MINUTOLO
I CELESTRI DI SANTA CROCE