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TRIBUTO E RICORDO AD UNA DONNA DI GRANDE CARISMA E RILIEVO CHE MOLTO AVEVA CAPITO ORIANA FALLACI

TRIBUTO E RICORDO AD UNA DONNA DI GRANDE CARISMA E RILIEVO, CHE MOLTO AVEVA CAPITO, ORIANA FALLACI Oriana Fallaci sapevo che non parlava più con nessuno, che non vedeva nessuno, che non consentiva a nessuno di invadere il suo spazio.

Era vero, anzi verissimo. Ma era vero anche il contrario. Una volta che ti faceva entrare nella sua brownstone bianca sull’Upper East Side ti sentivi come a casa tua, provvisoriamente ospite di un mito. Un anno prima dell’11 Settembre mi ero inbattuto nei suoi libri e nelle sue fantastiche interviste, naturalmente snobbati dall’elite del nostro paese. Non mi capacitavo del fatto che per un decennio ci fossimo dimenticati di lei, della nostra più grande giornalista e scrittrice. O, forse sapevo benissimo per quale motivo le venivano preferiti altri mostri sacri, anche se sconosciuti oltre Chiasso. Qui in america hanno inventato un termine per definire il suo stile personale di raccontare le storie, “it’s all about-me-journalism”.

Ed era questa la chiave del suo successo, la sua ricetta per fare entrare il lettore nel racconto e non farlo più staccare dalle sue pagine. Avreste dovuto vederla mentre scriveva, anzi mentre componeva. Scandiva le frasi seguendo una sua metrica, quasi cantava. E se il suono delle parole non le piaceva, zac, tagliava, ricominciava e non si fermava fino a quando non aveva trovato il ritmo giusto. Oriana era tosta, dura, difficile, ma sapeva essere molto gentile. Era una grande cuoca, stupefacente“cosa credeva, che fossi una di quelle giornaliste in carriera?”).

Soprattutto era una persona geniale. Non le sfuggiva nulla. Intuiva al volo le cose e capiva dove sarebbero andate a parare, malgrado ormai la malattia l’avesse sfiancata. “Lo scriva, Christian , mi faccia il favore di scriverlo quando muoio”, mi ripeteva ogni volta che l’accusavano e non scorgevano che stavano parlando di una persona che non era lei. Scrivo questo, allora: il grande dispiacere della sua vita è stato quello di non avere mai avuto un figlio, quel figlio mai nato a cui aveva indirizzato la famosa lettera.

L’aveva tenuto in grembo per alcuni mesi e poi l’aveva sepolto sotto l’altare della cappella di famiglia. Lo andava a trovare spesso, lo chiamava” il mio bambino”. Eviterò i pochi) ricordi personali e i sentimenti e le rievocazioni. Oriana Fallaci era una soldatessa, le sue foto più belle sono quelle con l’elmetto. Quando un soldato cade nel corso della battaglia non ci si ferma a piangere, si prende il suo fucile e si và avanti. Ai resti mortali ci penserà il becchino, il prete, lintendenza che comunque seguirà. Il mio modo di andare avanti è telefonare alla sua erede, a Ida Magli.

Devo subito avvisare che dal punto di vista anagrafico è un’erede sui gneris: la Fallaci era del 29 o del 30una soldatessa avrà pure il diritto di essere civettuola almeno sulla data di nascita), la Magli è del 26. Anche dal punto di vista dell’impatto commerciale non ci siamo molto: non so di preciso quanti fantastmilioni di copie abbiano venduto”Lettera ad un bambino mai nato” e “La rabbia e l’orgoglio”, so per certo che saggi come “La sessualità maschile” e “Sulla dignità della donna” hanno raccolto poco altrimenti l’autrice non pubblicherebbe nelle collane RCS più neglette, là dove si stampano gli autori morti oppure quelli che non si vogliono far nascere. E anche sul prossimo libro a Gennaio nella BUR) non ho grandi speranze visto il titolo poco appetitoso:” Il mulino di Ofelia, Uuomini e dei”.

Ida Magli non è una giornalista, pur avendo scritto per quindici anni su Repubblica, è un’antropologa romana che abita non lontano dalla moschea-cavallo di Troia di Paolo Portoghesi. Scrive sul Giornale però molto di rado sia perché immersa negli studi sia perché sfiduciata da Berlusconi, accusato di non essersi battuto contro la grottesca spedizione in Libano, voluta da Prodi colpevole di “abbandono del principio di realtà”. Ida Magli è una xenofoba evidente, è l’ultima autarchica su piazza, è la veggente che aveva previsto molte cose già nel 97 “ Contro l’Europa” Bompiani). Come Oriana Fallaci è una vecchia signora senza niente da perdere, un’atea molto arrabiata e un po’ devota che non sopporta le mezze misure:”Se si vuole il bene dell’umanità, musulmani compresi, bisogna dire tutta la verità sul Corano e su Maometto, cosa che il Papa, l’unico che potrebbe, ancora non ha fatto”.

Il giorno del matrimonio di Emanuela e della festa di Niccolò apro la porta, mi chino per prendere il giornale, noto che il corriere della Sera “oggi è strano”, leggo “Oriana Fallaci”. Oriana Fallaci? Mi siedo, inizio la lettura, a metà del lungo articolo voglio leggere ad alta voce, non riesco a fermarmi, più o meno all’ultima colonna di testo incomincio a cadenzare a tono sempre più alto, e a tratti rotto, rabbia e orgoglio. Mi vesto, prendo la macchina , arrivo alla chiesa, non scendo, ricomincio a leggere. Un passante si incuriosisce guardando un tizio che parla da solo in auto con un giornale in mano. Arrivo di nuvo in fondo alla rabbia e all’orgoglio. Scendo, sono in ritardo, entro a metà cerimonia. Faccio gli auguri, saluto, stordito due volte, riprendo la Uno, riscendo e compro altre due copie del Corriere. Riparto e in una sosta scrivo via SMS a Mattia Feltri. “Lunedì mi accompagni a comprare i libri della fallaci che non ho?”. Lui risponde”Si” con tre “I”, e aggiunge un’escalamazione di grinta.

Arrivo alla festa di Niccolò. “Avete letto la Fallaci?”. Il mondo è già diviso in odiatori e no. Regalo le due copie. Mesi dopo, d’Estate, sorrido con Marco di quell’ultima domanda e risposta dell’intervista con la storia di Alekos Panagoulis, “Un uomo”. Troppo personale, qualunque direttore l’avrebbe tagliato, ma la Fallaci non ha nulla di qalunque. Mesi dopo, d’Inverno, mi chiama Christian rocca al telefono, sorridendo mi dice:” Ti passo la signora Fallaci”. La signora Fallaci? Mi parla venti minuti per chiedere di controllare alcune notizie su Internet, in realtà i suoi non sono dubbi , sono solo voglie di conferme di ciò che stà scritto negli appunti scarabbocchiati sui muri dell sua mente, informazioni che le do, di nuovo a voce un po’ rotta, e che lei poi trasforma in parole con l’anima, in frasi con il ritmo, in pensieri con il coraggio. Metto giù , guardo Paola Peduzzi ancora stordito, scrivo”Grazie” via SMS a Christian. Ha fatto apposta a passarmi “ La signora Fallaci”- ne sono convinto - per darmi l’occasione di parlare con lei.




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